Home > Il bit del giorno > Capitolium
Trofei di Scipione l’africano
Publio Cornelio Scipione L’Africano (235 a.C. – 183 a.C.) è considerato uno dei maggiori condottieri dell’antichità.
Il padre e lo zio erano morti nel 212 a.C. combattendo in Spagna contro i cartaginesi al comando delle legioni romane.
Dopo questo disastro, si può dire a furor di popolo, Scipione fu inviato in Spagna nel 211 quale proconsole.
Per quanto disponesse di forze nettamente inferiori a quelle dei cartaginesi, tuttavia passò di vittoria in vittoria, in grazia non solo della sua intelligenza strategica, ma anche della abilità con la quale seppe trattare le popolazioni spagnole che passarono in gran parte dalla parte romana.
Concluse la guerra nel 206 cacciando i cartaginesi da tutta la Spagna.
Da questo momento iniziò il conflitto tra la fazione conservatrice della aristocrazia romana e Scipione. Questo conflitto originò due fazioni: quella degli Ottimati, che nel corso del tempo divenne sempre più reazionaria e sanguinaria e quella dei Populares.
La storia diede poi ragione ai Populares che con Caio Giulio Cesare, 150 anni dopo, sbaragliarono gli ottimati.
Tornando all’origine del conflitto gli ottimati non volevano che Scipione portasse la guerra in Africa, mentre il popolo e gli alleati di Roma sostenevano Scipione.
Gli ottimati, potremmo dire secondo il nostro metro di giudizio, erano isolazionisti, temevano cioè che l’eccessivo allargamento dei confini di Roma ne avrebbe snaturato il modo di essere e minato il loro potere, già logorato dalle guerre puniche e dal tributo di sangue che tutte le famiglie aristocratiche avevano pagato. Inoltre temevano Scipione.
Il popolo e gli alleati pensavano invece che con la conquista dell’Africa si sarebbero impadroniti di grandi ricchezze.
Sotto la spinta del popolo il senato non osò negare a Scipione di portare la guerra in Africa, ma non gli diede le risorse per allestire un adeguato esercito e la flotta necessaria.
Scipione si rivolse allora direttamente agli alleati dell’Etruria e del Lazio che risposero in modo entusiastico.
Finì come sappiamo con la disfatta dei Cartaginesi a Zama (202 a.C.) e la fuga di Annibale.
Dove oggi vediamo i trofei dell’Africano (foto 1, 2, 3, 4) in antichità sorgeva un arco dedicato a Scipione, andato perduto.
Accanto ai trofei di Scipione sopra una colonna è posta la copia della Lupa Capitolina (l’originale è nei musei capitolini), foto 5 e 6.
Circa la datazione della lupa è in atto a partire dal 2006 il dissidio tra coloro che, forti delle fonti antiche che parlano di due Lupe bronzee una delle quali si trovava in Campidoglio, ritengono che la lupa sia del IV secolo a.C. e coloro che hanno effettuato il recente restauro e che con il radiocarbonio datano la lupa al XIII secolo d.C.
Ma…
Ma l’analisi con il radiocarbonio si chiama così perché è basata sul carbonio radioattivo che proviene dallo spazio ed è assorbito dai materiali organici, come il legno, le ossa ecc, ma non è assorbito dai metalli. Dunque se la datazione fosse basata sul radiocarbonio, visto che la lupa è di bronzo, la datazione sarebbe del tutto inattendibile.
Inoltre la fonte Cicerone dice che la Lupa Capitolina fu colpita da un fulmine ed in effetti tracce di danni si vedono sulle zampe anteriori della lupa.
Su una cosa c’è comunque accordo: Romolo e Remo sono stati aggiunti nel XIV secolo, forse, dal Pollaiolo.
|