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ALLA RICERCA DELLA CITTÀ SEGRETA - ATTO VI

La via Annia è, per il territorio volceiano, l’asse portante di tutti i collegamenti, dell’organizzazione e dell’economia. Come ci racconta l’iscrizione di Ponte San Cono databile ad età augustea, i Volceiani, Municipes et Incolae (cittadini e campagnoli), raccolsero il denaro necessario a realizzare il ponte che permetteva ad un diverticolo della strada di giungere in città. Il percorso si distaccava dalla strada Rhegio - Capuam alla Taverna Cerreta e dirigeva a nord. Raggiunto il ponte San Cono attraversava il fiume ed aggrediva in maniera decisa la collina di Buccino in direzione Petrosa- Pezze del ponte, dove è stato individuato un piccolo tratto basolato. Qui la strada si ramificava per dirigersi verso Braida e la porta di Sant’Elia

a sud della città, dove è attestata la presenza di una necropoli monumentale di età romana (una delle tre necropoli di Volcei, le altre due sono quella dell’area sacra di Santo Stefano e quella di Sant’Antonio).

La strada risale poi verso la porta ovest, attraversando la località Temponi, l’attuale piazza Municipio, dove sono state rinvenute alcune iscrizioni.
Attraversiamo dunque il Fiume Bianco grazie al Ponte San Cono, e seguendo il percorso dell’antica strada romana

saliamo ai 600 metri di Buccino.
Volcei/Buccino, sorge su una collina situata tra i fiumi Tanagro e Platano, affluente del Fiume Bianco, in un punto che si affaccia sulla valle del Sele e sul Golfo di Paestum.

Nelle località intorno al colle su cui si trova il paese moderno sono stati rinvenuti reperti risalenti al Neolitico Antico, all'Eneolitico e all'età del Bronzo Medio, ma è con il passaggio all'età del Ferro, a partire dalla fine del VIII sec. a.C. che il luogo diviene il polo attorno al quale si sviluppa tutta l'organizzazione del territorio.

Alla fine del IV sec. a.C. la costruzione di una imponente cinta muraria segna la nascita di una città lucana che diventerà successivamente il centro romano di Volcei, città federata di Roma prima e municipium poi.

Alla fine dell'epoca imperiale la cittadina subisce un lento abbandono per rinascere come organismo urbanistico nel XII sec. con la costruzione del castello normanno, eretto ricalcando in gran parte l'antico abitato. Proprio questo riutilizzo condizionerà il successivo sviluppo di Buccino.

E’ infatti evidente e gli scavi archeologici lo hanno reso visibile, come l'attuale urbanistica sia derivata dall'antico assetto della città romana, caratteristica che rende l'area archeologica di Volcei uno splendido esempio di "archeologia urbana."

La città conta attualmente tre porte principali, tutte di epoca medioevale ma sovrapposte alle antiche porte romane: Porta Consinia, Porta San Marco e Porta Sant’Elia.

Porta Consina

Porta San Mauro

Porta Sant’Elia

Volcei entrò definitivamente nell’orbita romana durante la seconda guerra punica.

Dopo la battaglia di Canne (216 a.C.) Annibale mosse le sue truppe verso la Campania con l’obiettivo di tagliare i rifornimenti verso Roma e quello, più ambizioso, di sollevare contro Roma le popolazioni italiche.

La strategia di Annibale si basava sulla convinzione che molte delle popolazioni che a diverso titolo facevano parte dell’alleanza romana si sarebbero ribellate. Ciò non avvenne; dei maggiori centri solo Capua defezionò ed Annibale dovette ripiegare nel Brutium, un territorio corrispondente alla parte più settentrionale dell’odierna Calabria, Volcei si trovava sulla sua strada e ai Volceiani non restò altra sorte che passare dalla parte di Annibale.

Il successivo ripiegamento dei Cartaginesi lasciò Volcei alla mercé dei Romani e di fatto i Volceiani si arresero al console Quinto Fulvio Flacco nel 209 a.C. La storiografia romana attribuisce al console un atteggiamento clemente, ma le tracce di incendi e la distruzione di ville nell’ager volceiano lasciano qualche dubbio in proposito.

Superata la fase critica della guerra annibalica, parte del territorio di Volcei fu confiscato e divenne ager publicus populi romani, proprietà pubblica da distribuire a privati in lotti di massimo 500 iugeri (lo iugero corrispondeva alla superficie che una coppia di buoi aggiogati poteva arare nell’arco di una giornata, un’estensione corrispondente a un po’ più di 2.500 mq).

Le leggi romane stabilivano il limite di 500 iugeri per la distribuzione dell’ager publicus, ma l’aristocrazia terriera eluse le leggi, ricorrendo a prestanome o semplicemente violandole. Si vennero così a costituire grandi latifondi la cui manodopera era costituita da schiavi.

La distribuzione dell’ager publicus avveniva tramite le centuriazioni che a Volcei iniziarono a partire dal 133 a.C.

Nel 90 a.C. scoppiò la guerra sociale che vide opposte a Roma molte delle popolazioni italiche tra le quali i Sanniti e i Lucani. La guerra si concluse con la vittoria dei Romani che tuttavia furono indotti a concedere la cittadinanza agli italici.

La concessione della cittadinanza comportava il fatto che gli italici divenivano romani a tutti gli effetti con pari diritti, ma sine suffragio, senza cioè il diritto di voto. La conclusione fu la perdita di identità anche linguistica degli italici, gran parte dei quali parlava la lingua osca, che in breve decadde a favore del latino.

Dal 140 al 70 a.C. il territorio che va dalla Campania alla Lucania e al Brutium fu teatro di frequenti rivolte di schiavi, che di fatto coltivavano i latifondi sottratti all’ager publicus, come testimonia l’elogio di Polla. Le ribellioni culminarono con la rivolta di Spartaco, che partì da Capua, dove era presente la maggiore schola gladiatorum d’Italia, e in breve raccolse intorno a sé nei territori italici ben settantamila schiavi. Questi numeri danno la dimensione del fenomeno, un vero paradosso poiché a Roma viveva una plebe oziosa ormai abituata alle distribuzioni gratuite di grano, mentre gran parte dell’ager publicus, di fatto divenuto latifondo in possesso delle aristocrazie terriere, era abbandonato agli schiavi. La rivolta di Spartaco terminò nel 71 a.C. con una tremenda disfatta presso il fiume Sele.

Come detto la centuriazione di Volcei fu relativamente antica, forse perché il territorio volceiano non ricadeva sotto gli interessi di qualche influente aristocratico; fatto è che l’archeologia sta a testimoniare che a seguito delle centuriazioni Volcei attraversò una fase di grande sviluppo.

La grande viaria romana ne è la migliore testimonianza.

In epoca medioevale l’unico riutilizzo effettivo attestato delle strutture antiche avviene lungo l’asse del decumano.
La città si concentrò probabilmente in quest’epoca intorno alla presenza di eremiti cui fa riferimento il culto di S. Giovanni d’Egitto, ovvero nell’area delle grotte di via Egito, dove sorse un insediamento rupestre.

Soltanto nel XII secolo, con la costruzione del Mastio, ha origine un nuovo impulso di ristrutturazione urbana che troverà il suo perno nel Castello, conferendo a Buccino le basi dell’assetto attuale.

Per la visita del parco archeologico di Volcei ci serviamo della seguente mappa interattiva

Si è fatta sera dove andiamo a dormire?

Eccovi due consigli:

se volete la vita comoda, belle stanze, buona cucina, (ottimi i primi, ottimo il vino rosso della casa, vino di S. Gregorio!), allora andate al hotel Montestella è a 500 metri dal centro di Buccino (www.hotelvillamontestella.com).

Se andate in cerca di un overdose di classe allora andate all’Eliceto, che sta a circa 5 km da Buccino (www.elicetorelais.it).

 

 

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