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APPIO CLAUDIO CIECO

Appio Claudio Cieco (350 – 271 a.C.) è stato uno dei grandi personaggi della Roma repubblicana. Censore, due volte console, due volte dittatore, con la sua forza innovatrice determinò profondi cambiamenti nell’ordinamento e nella politica di Roma, attirandosi l’odio della componente più conservatrice della società romana. 

Come censore aprì le porte del Senato di Roma ai plebei, successivamente, per dirla in termini attuali, cambiò il sistema elettorale romano in modo tale da ridimensionare il potere dei patrizi.

Ovviamente le reazioni dei patrizi furono furibonde, ma Appio Claudio Cieco disponeva di un grande potere, che gli derivava non solo dalle sue qualità di condottiero vittorioso – Imperator, ma anche dalla appartenenza alla gens Claudia, che attraverso i suoi numerosissimi clientes era in grado di condizionare il risultato di ogni assemblea popolare (comitia).

Di lui si può dire che fu: costruttore – condottiero – intellettuale.
Famosa è la sua frase: Faber est suae quisque fortunae – ognuno è artefice (faber) della propria sorte.

Le grandi opere che ha lasciato: l’Acquedotto Appio (Aqua Appia) e la Via Appia sono le testimonianze di una mente visionaria tutta proiettata nel futuro.

 

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